COSA

I numeri sono chiari. Numeri verificabili e fonti dichiarate. Ogni numero che usiamo ha una fonte. Dove i dati sono diretti, li citiamo come tali. Dove sono stime, lo diciamo esplicitamente. Insieme possiamo far sentire il peso di questi numeri.

Carburante

In Italia il prezzo dei carburanti è insostenibile: pesano le anacronistiche accise storiche e l’instabilita geopolitica legata ai conflitti, dalle sanzioni applicate dalla UE alla Russia agli effetti della guerra contro l'Iran.

Sanità

Lo Stato è obbligato per legge a garantirti cure uniformi ovunque tu viva. Ma 800.000 pazienti ogni anno si spostano al Nord per curarsi — a proprie spese. E molti rinunciano alle cure con gravi conseguenze sulla salute.

Pensioni

Lo Stato non vuole più pagarci la pensione e la malattia e ci stanno spingendo verso i fondi pensione privati e le assicurazioni sanitarie private. Ma Il fondo pensione dipende dai mercati e la polizza aziendale finisce con il lavoro. Il rischio è sempre tuo.

Servizi locali

Stesso prelievo ovunque. Servizi diversissimi. Dove vivi determina cosa ricevi — ma non quanto paghi. Il codice postale non dovrebbe decidere la qualità della tua vita, ma spesso lo fa.

Utenze

Gas, luce, acqua, rifiuti, riscaldamento. Aumentano ogni anno, spinte dall’inflazione, dalle privatizzazioni delle municipalizzate che non possono più calmierare i prezzi, dalle scelte sbagliate di politica energetica che non ha puntato sulle rinnovabili e di politica estera che ci costringe a comprare il gas americano ad un costo molto più alto di quello russo (circa il 50%).

Scuola

La spesa per i libri di testo è la piu alta in Europa, con costo di mensa e trasporti che gravano sulle famiglie. Le famiglie che possono si riversano sul privato mentre tra quelle che non possono sostenere le spese si assiste ad un crescente abbandono scolastico precoce.

Guerra!

Paghi anche il riarmo, senza averlo deciso. Tra le voci di bilancio finanziate automaticamente dalle tue tasse c'è la spesa militare. Non è un tema di destra o di sinistra: è un tema di trasparenza e controllo democratico della spesa pubblica. Quanto spende lo Stato per la difesa? Quanto è aumentato? E cosa si potrebbe fare con quelle risorse? Questi sono dati che ogni contribuente ha il diritto di conoscere.

Non è una sfortuna. È una scelta politica trentennale.

1. Si tagliano i fondi

Il sottofinanziamento progressivo riduce la qualità del servizio — meno medici, meno treni, meno insegnanti. Il servizio peggiora ma il prelievo fiscale rimane invariato.

2. Si racconta che il pubblico non funziona

Il servizio degradato diventa la prova che il pubblico è strutturalmente inefficiente. La narrazione si autoavvera: le vittime del problema diventano i primi sostenitori della soluzione privata.

3. Si legittima la privatizzazione

Il mercato privato entra, prende le parti redditizie del sistema e lascia al pubblico quelle costose e non profittevoli. Privatizzazione dei profitti, socializzazione delle perdite.

4. I cittadini pagano due volte

Una volta con le tasse per il pubblico residuale. Una seconda volta con le tariffe per il privato selettivo. Il ciclo ricomincia: il pubblico si svuota, il privato cresce, il costo per il cittadino aumenta.

01. Carburante

Ad ogni rifornimento, più della metà di quello che paghi non va al petrolio. Va allo Stato. Senza che tu abbia potuto scegliere quanto, né perché.

Cosa stai pagando, in concreto

Il prezzo alla pompa della benzina in Italia è composto per circa il 55-60% da tasse: accisa (0,7284 €/litro) più IVA al 22%, che viene calcolata anche sull'accisa stessa — una tassa sulla tassa. Il risultato è che ogni volta che fai un pieno da 50 litri, paghi allo Stato circa 45-50 euro solo di imposte.

Le accise sui carburanti in Italia sono tecnicamente 19, stratificate nel corso dei decenni per finanziare emergenze di ogni tipo: dal terremoto del Belice alla crisi di Suez, dalla ricostruzione dopo il Vajont alla guerra d'Etiopia del 1935. Dal 1995 sono state unificate in un'unica imposta indifferenziata: il collegamento con le motivazioni originali non esiste più, il prelievo è rimasto. Anzi, è cresciuto.

Voce fiscaleImporto annuoEquivale a…
Accise su carburanti (2024)~25 mld €Intera spesa pubblica per università e ricerca
IVA sui carburanti (2024)~15 mld €Metà della spesa per istruzione primaria
Gettito fiscale totale automotive (2024)~83 mld € (record)Quasi due terzi dell'intera spesa sanitaria
Incidenza fiscale sul prezzo55–60% del prezzo finaleSu ogni euro pagato, 55-60 cent sono tasse

Fonte: ANFIA – Rapporto Filiera Automotive 2024 · Università Cattolica – Osservatorio CPI, Tassazione Verde in Italia 2024 · CAF Centro Fiscale, Accise Carburanti 2026

Il meccanismo

Le accise vengono presentate come imposte ambientali, ma solo il 2% del loro gettito è formalmente vincolato a finalità ambientali. Il resto finanzia il bilancio generale dello Stato. Nel frattempo, chi ha un'auto non può non rifornirsi: la domanda è rigida, e lo Stato incassa a prescindere.

Il paradosso è strutturale: quando il prezzo del petrolio sale, sale anche l'IVA (calcolata in percentuale sul prezzo finale), quindi il gettito statale aumenta automaticamente. Lo Stato guadagna di più quando il petrolio è più caro.

Tre domande a cui hai diritto di risposta

  • Sapevi che più della metà del prezzo del carburante sono tasse? Su ogni pieno da 50 litri, circa 45-50 euro vanno allo Stato.
  • Sai che l'IVA viene calcolata anche sull'accisa? Stai pagando una tassa sulla tassa — un meccanismo che non hai scelto e che non è mai stato sottoposto a voto.
  • Sei stato consultato quando le accise “temporanee” sono diventate strutturali nel 2013? Quella decisione ha reso permanente un prelievo che era nato per emergenze finite da decenni.

02. Sanità

Finanzi ogni anno un sistema sanitario universale. Poi vai dal medico privato perché i tempi di attesa sono insostenibili. Hai pagato due volte. Non è una sfortuna: è il risultato di trent'anni di scelte.

Cosa stai pagando, in concreto

La spesa sanitaria pubblica italiana nel 2024 è stata di circa 137,9 miliardi di euro, pari al 6,3% del PIL. Di questi, una quota significativa viene prelevata automaticamente dal tuo reddito attraverso l'IRPEF e i contributi previdenziali. Non puoi scegliere di non pagarla, anche se poi ti rivolgi al privato.

Ma l'Italia è all'ultimo posto tra i Paesi del G7 per spesa sanitaria pubblica pro capite. Nel 2024 la spesa pro capite italiana è di circa 3.835 dollari, contro gli 8.080 della Germania — che la supera di più del doppio. Il gap con la media dei Paesi europei dell'area OCSE vale 43 miliardi di euro in valore assoluto: sono i soldi che mancano ogni anno al sistema.

VoceDatoConfronto
Spesa sanitaria pubblica 2024137,9 mld € (6,3% PIL)Media UE: 6,9% PIL — media OCSE: 7,1%
Spesa pro capite pubblica 2024~$3.835Germania: $8.080 — Media UE: $4.689
Gap pro capite con media UE$854 / personaTotale: 43 miliardi all'anno che mancano
Posizione in Europa14° su 27Ultimi tra i Paesi del G7
Quota spesa privata famiglie26% della spesa sanitaria totale5° posto in Europa per contributo privato
Spesa media famiglia per salute~1.414 €/annoIn crescita costante dal 2019

Fonte: Fondazione GIMBE – 7° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale 2024 · OCSE Health Statistics 2025 · ISTAT – Noi Italia 2025 · Ragioneria Generale dello Stato

Il meccanismo

Dal 2010 al 2023 tutti i governi hanno ridotto progressivamente il finanziamento del SSN in termini reali. Meno medici assunti, liste d'attesa più lunghe, presidi territoriali chiusi. Il servizio peggiora, le famiglie si rivolgono al privato. Il privato cresce. Il pubblico si svuota ulteriormente. Il ciclo si autoalimenta.

Il risultato più evidente è la mobilità sanitaria: ogni anno circa 800.000 pazienti si spostano da una regione all'altra per curarsi — spesso dal Sud al Nord — a proprie spese. Pagano due volte: prima con le tasse, poi con il viaggio e il medico privato o la clinica convenzionata.

Tre domande a cui hai diritto di risposta

  • Sai quanto della tua busta paga finisce ogni mese nel finanziamento del SSN? E sai che l'Italia spende pro capite quasi la metà della Germania per un sistema che dichiara essere universale?
  • Sei stato consultato quando si è deciso di sottofinanziare il sistema sanitario per trent'anni? Quelle scelte hanno prodotto liste d'attesa, pronto soccorso in crisi, medici di base irreperibili.
  • Esiste un meccanismo che ti permetta di dire: voglio che una parte delle mie tasse vada alla sanità piuttosto che altrove? Oggi, di fatto, no.

03. Pensioni

Ogni mese versi contributi pensionistici obbligatori. Ma il sistema ti dice che la tua pensione sarà comunque insufficiente, e che dovresti integrare con un fondo privato. Paghi due volte anche qui.

Cosa stai pagando, in concreto

La spesa pensionistica italiana nel 2024 ha raggiunto circa 335,9 miliardi di euro (Corte dei Conti), pari al 15,4% del PIL — tra le percentuali più alte in Europa. Considerando tutte le prestazioni previdenziali e assistenziali, la cifra sale a 400,4 miliardi (ISTAT), quasi il 20% del PIL nazionale.

Su ogni busta paga di un lavoratore dipendente, l'aliquota contributiva complessiva (quota lavoratore + quota datore di lavoro) supera il 33% della retribuzione lorda. Di questa, circa il 28-29% va all'INPS per finanziare il sistema pensionistico. Non è un risparmio tuo: è un trasferimento obbligatorio che finanzia le pensioni di oggi.

VoceImporto 2024Nota
Spesa pensionistica (Corte dei Conti)335,9 miliardi €15,4% del PIL — tra le più alte d'Europa
Spesa previdenziale totale (ISTAT)400,4 miliardi €~20% del PIL nazionale
Contributi IVS (lavoratore+datore)>33% retribuzione lordaIl 28-29% confluisce nel sistema pensionistico
Nuove pensioni liquidate 2024862.000Importi annualizzati: 15,1 miliardi €
Tasso di sostituzione netto~59%14 punti sopra la media UE — ma destinato a scendere
Disavanzo INPS 2024 (saldo)-25,55 mld €Coperto da trasferimenti della fiscalità generale

Fonte: Corte dei Conti – Quaderni del Rapporto 2025 · INPS – Osservatorio Pensioni 2024-2025 · ISTAT – Rapporto Annuale 2025 · Ragioneria Generale dello Stato – Rapporto n. 26

Il meccanismo

Il sistema pensionistico italiano è a ripartizione: i contributi di chi lavora oggi finanziano le pensioni di chi è già in pensione. Con l'invecchiamento della popolazione e il calo demografico, il numero di lavoratori attivi che sostiene ogni pensionato diminuisce progressivamente. Le previsioni della Ragioneria Generale indicano che la spesa pensionistica sul PIL salirà al 17% intorno al 2040.

La risposta delle istituzioni a questa dinamica è stata duplice: riforme che spostano progressivamente in avanti l'età pensionabile, e una spinta crescente verso la previdenza complementare privata. Il lavoratore viene così indirizzato verso fondi pensione che dipendono dall'andamento dei mercati finanziari — rischi che prima ricadevano sul sistema pubblico ora ricadono sull'individuo.

Tre domande a cui hai diritto di risposta

  • Sai esattamente quanto stai versando ogni mese per la pensione, e quale importo ti verrà riconosciuto? Il sistema contributivo introdotto nel 1995 lega la pensione ai contributi versati: meno anni lavori, meno prendi. Ma nessuno te lo mostra in chiaro sulla busta paga.
  • Sei stato consultato sulle riforme pensionistiche degli ultimi trent'anni? Ogni riforma ha spostato l'età di pensionamento, modificato i coefficienti di calcolo, ridotto le aspettative. Le scelte hanno impatti che dureranno decenni sulla tua vita.
  • Esiste uno strumento che ti permetta di verificare in tempo reale la tua posizione previdenziale e di capire cosa puoi aspettarti? La busta arancione esiste, ma quanti la hanno ricevuta? Quanti la capiscono davvero?

04. Servizi locali

La tua aliquota IRPEF è la stessa ovunque in Italia. I servizi che ricevi in cambio dipendono dalla regione in cui sei nato — o in cui hai potuto permetterti di vivere. Non è equo. Non è un caso.

Cosa stai pagando, in concreto

I servizi pubblici locali — asili nido, trasporti, assistenza anziani, servizi sociali, raccolta rifiuti, manutenzione del territorio — sono erogati dai comuni con risorse che vengono in parte dallo Stato centrale e in parte dai bilanci locali. Il prelievo fiscale nazionale è uguale per tutti, ma la distribuzione delle risorse e la qualità dei servizi che ne derivano è drammaticamente diseguale.

IndicatoreNord-EstSud
Spesa welfare locale pro capite197 €/anno72 €/anno (quasi 3 volte meno)
Spesa servizi sociali comunali – massimo413 €/ab (Trento)28 €/ab (Calabria)
Famiglie in povertà sanitariaDato nazionale: 1,6 mlnDi cui 700.000 al Sud
Pazienti che si spostano per curarsiDestinazione prevalenteOrigine prevalente (~800.000/anno)
Copertura asili nido PNRR (target 33%)Molte regioni >45%Campania e Sicilia sotto 33%
Spesa pubblica pro capite (stima CPT)~13.556 € pro capite~11.112 € pro capite

Fonte: SVIMEZ – Rapporto 2024 e Rapporto 2025 · ISTAT – Spesa dei Comuni per i Servizi Sociali 2024 · Osservatorio CPI Unicatt – Divari Territoriali e Conti Pubblici

Il meccanismo

Il divario non nasce dalla pigrizia delle amministrazioni locali del Sud. Nasce da un sistema di trasferimenti dallo Stato ai comuni che non ha mai distribuito le risorse in base ai bisogni reali. I comuni del Mezzogiorno partono con meno personale, meno capacità tecnica e meno accesso al credito. I fondi europei, che dovrebbero colmare il divario, vengono storicamente spesi di meno e peggio proprio dove servirebbero di più.

Il risultato è che due cittadini che pagano le stesse tasse ricevono servizi profondamente diversi solo in base al codice postale. Un anziano non autosufficiente in Trentino riceve assistenza domiciliare. Uno in Calabria, spesso no.

Tre domande a cui hai diritto di risposta

  • Sai quanto vale in servizi concreti, nella tua area, il contributo fiscale che versi ogni anno? Non in termini astratti, ma in ore di assistenza, posti nido, mezzi pubblici disponibili?
  • Sei stato consultato quando si è deciso di tagliare i trasferimenti ai comuni negli anni dell'austerità? Quelle decisioni hanno svuotato i bilanci locali, soprattutto al Sud, in modo permanente.
  • Esiste un meccanismo che garantisca che un residente in Calabria riceva gli stessi servizi essenziali di uno in Trentino, a parità di contribuzione fiscale? I Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) esistono sulla carta dal 2001. Non sono mai stati finanziati davvero.

05. Utenze

Gas, luce, acqua. Servizi che un tempo gestivano le municipalizzate — enti pubblici che potevano calmierare i prezzi. Poi sono stati privatizzati. I profitti sono andati agli azionisti. I costi sono rimasti a te.

Cosa stai pagando, in concreto

Nel 2024 una famiglia italiana con contratto a tariffa indicizzata nel mercato libero ha speso in media 2.130 euro tra luce e gas — 791 euro per l'elettricità e 1.339 euro per il gas. Rispetto al 2020, la spesa minima è aumentata di circa 650 euro. Le previsioni per il 2025 indicano un ulteriore aumento di 272 euro, per un totale stimato di circa 2.841 euro.

L'Italia paga l'energia fino al 40% in più rispetto alla Spagna e al 30% in più rispetto alla Germania. La dipendenza dal gas importato è strutturale: nel 2022 la spesa per le importazioni di gas ha raggiunto il record di 85,4 miliardi di euro, contro i 12,4 miliardi del 2019. La quota di rinnovabili nel mix energetico è ancora inferiore al 44%, contro percentuali superiori al 60% in Spagna e Germania.

VoceDato 2024Confronto / Trend
Spesa media annua famiglia (luce+gas)2.130 € / famiglia+650 € rispetto al 2020
Bolletta luce media annua791 € / famiglia-6% rispetto al 2023
Bolletta gas media annua1.339 € / famiglia+3% rispetto al 2023
Stima spesa 2025 (Facile.it)~2.841 € / famiglia+272 € (+11%) rispetto al 2024
Costo energia vs SpagnaFino al 40% in piùMix rinnovabili IT: 43,8% — ES: >60%
Importazioni gas 2022 (record)85,4 mld €+589% rispetto ai 12,4 mld del 2019

Fonte: Facile.it – Osservatorio Energia 2025 · Nomisma Energia · ARERA · Infobuild Energia · Il Sole 24 Ore

Il meccanismo

Fino agli anni '90, gas ed elettricità erano gestiti da enti pubblici (ENEL, ENI, le municipalizzate locali) che potevano modulare le tariffe in base a obiettivi sociali. La liberalizzazione del mercato energetico, avvenuta per gradi tra il 1999 e il 2024, ha trasferito la gestione a operatori privati quotati in borsa.

Il mercato libero non ha prodotto la concorrenza che era promessa: i prezzi non sono scesi strutturalmente, e la fine del mercato tutelato — completata nel 2024 — ha esposto le famiglie più vulnerabili a tariffe indicizzate ai mercati internazionali, senza protezioni. Nel frattempo, gli oneri di sistema in bolletta — che finanziano le rinnovabili, il nucleare dismesso, e varie voci storiche — rimangono opachi e non rinegoziabili.

Tre domande a cui hai diritto di risposta

  • Sai cosa compone la tua bolletta oltre al costo del gas o dell'elettricità? Gli oneri di sistema, le voci di trasporto e distribuzione, le accise: sono circa il 40-50% della bolletta e non dipendono dai tuoi consumi.
  • Sei stato consultato quando si è deciso di liberalizzare il mercato energetico e di abolire il mercato tutelato? Quella scelta ha trasferito il rischio di variazione dei prezzi sui cittadini.
  • Esiste un meccanismo che ti permetta di sapere, in anticipo e con certezza, quanto spenderai in bolletta nel prossimo anno? Con le tariffe indicizzate, no. Il tuo budget familiare dipende da variabili internazionali che non controlli.

06. Scuola

L'istruzione è pubblica e obbligatoria. Ma i libri li paghi tu. Il trasporto lo paghi tu. La mensa la paghi tu. E se non puoi permettertelo, i tuoi figli rischiano di non finire la scuola.

Cosa stai pagando, in concreto

Per l'anno scolastico 2024/2025, una famiglia con uno studente alle scuole superiori ha speso in media 591 euro per i libri di testo (+18% rispetto al 2023) più circa 647 euro per il corredo scolastico (+6,6%). Il totale, per un solo figlio alle superiori, supera i 1.200 euro solo all'inizio dell'anno. L'intero ciclo scolastico secondario costa in media 2.300 euro in libri.

L'Italia è il Paese europeo con il materiale scolastico di base più costoso tra le cinque maggiori economie. Le famiglie italiane dedicano circa il 10,8% del reddito mensile netto all'acquisto del minimo indispensabile — il doppio rispetto alla Germania (5,1%) e al Regno Unito (5,7%). In Germania, Olanda, Svezia e Belgio i libri di testo sono gratuiti o quasi.

VoceDato 2024/2025Confronto europeo
Costo libri testo (scuola superiore)591 € per studente (+18%)Olanda: gratuiti. Germania: 100 € tariffa unica
Corredo scolastico647 € per studente (+6,6%)Italia: 10,8% reddito mensile — Germania: 5,1%
Costo totale ciclo scolastico superiore~2.300 € in libriPrimo anno medie: +322 €; primo liceo: +501 €
Fondo nazionale libri 2023/24133 mln €Era 236 mln nel 2020 — tagliato del 44%
Copertura del fondo per famiglie povere40-50% delle speseSolo famiglie ISEE <15.493 €
Tasso abbandono scolastico12,7%2° peggiore in Europa (target UE: <9% entro 2030)

Fonte: Federconsumatori – ONF Monitoraggio Caro Scuola 2024/2025 · Euronews, 2024 – Analisi costi scolastici nelle 5 principali economie EU · ANIEF 2023 · Adoc-Eures (Adoc ed Eures) · MIM – Capitolo 2043 Bilancio 2023/24

Il meccanismo

Lo Stato finanzia la struttura scolastica (stipendi degli insegnanti, edifici, funzionamento) ma trasferisce progressivamente alle famiglie i costi accessori: libri, mensa, trasporti, strumenti digitali. Il fondo nazionale per i libri di testo è stato tagliato del 44% tra il 2020 e il 2023 (da 236 a 133 milioni). Gli editori scolastici aggiornano le edizioni ogni anno con modifiche minime, rendendo inutilizzabile l'usato e obbligando le famiglie ad acquistare di nuovo.

Il risultato è che l'istruzione è formalmente gratuita e obbligatoria, ma i suoi costi accessori sono tra i più alti d'Europa. Le famiglie che non possono permettersi queste spese tendono ad orientare i figli verso percorsi più brevi o più economici. Il tasso di abbandono scolastico è il secondo più alto d'Europa: 12,7%, contro un obiettivo europeo del 9%.

Tre domande a cui hai diritto di risposta

  • Sai che in Olanda i libri di testo sono gratuiti, a Berlino costano 100 euro per tutto l'anno, e in Svezia l'istruzione è gratuita incluso il materiale? L'Italia ha fatto scelte opposte.
  • Sei stato consultato quando si è deciso di tagliare il fondo nazionale per i libri di testo del 44% in tre anni? Quella scelta ha scaricato 103 milioni di euro in più sulle spalle delle famiglie.
  • Esiste un meccanismo che garantisca che un figlio di un operaio del Sud abbia gli stessi strumenti didattici di un figlio di un professionista del Nord? I buoni libro esistono ma arrivano in media con due anni di ritardo rispetto all'anno scolastico per cui sono erogati.

Paghi anche il riarmo, le armi all'Ucraina e il caro energia delle sanzioni. Ogni anno, centinaia di euro della tua quota fiscale finanziano scelte di politica militare e internazionale. Senza che tu abbia potuto scegliere quanto, né se.

Cosa stai pagando, in concreto

La spesa per la difesa in Italia nel 2024 supera i 32 miliardi di euro, pari a circa 530 euro pro capite. L'Italia si è impegnata con la NATO a portare questa spesa al 2% del PIL entro il 2028: al PIL attuale significa arrivare a circa 40 miliardi l'anno, con un aumento di 8 miliardi rispetto ad oggi.

A questo si aggiunge il costo delle armi inviate all'Ucraina: dall'inizio del conflitto nel 2022, l'Italia ha stanziato complessivamente circa 3 miliardi di euro per armi e mezzi — circa 800 milioni l'anno, pari a circa 50 euro pro capite in quattro anni. (Sky TG24) Una parte significativa di questi costi è secretata e non compare in nessuna comunicazione pubblica.

Infine, le sanzioni alla Russia hanno avuto un effetto diretto sul costo della vita: il carrello della spesa italiano è aumentato del 25% tra il 2021 e il 2025, con l'Istat che individua tra le cause principali il blocco delle importazioni di gas naturale russo (Il Giornale d'Italia). Il prezzo al consumo dei beni energetici è salito del 76% tra ottobre 2021 e novembre 2022, alimentando l'inflazione dei beni di prima necessità (Il Giornale d'Italia). Solo nel 2022 il governo ha stanziato oltre 30 miliardi di euro in sussidi energetici per famiglie e imprese — denaro pubblico, quindi tuo.

Voce di spesaMiliardi €/annoEquivale a…
Spesa annuale difesa (2024)~32 mldIntera spesa statale per istruzione primaria e secondaria
Impegno NATO 2% PIL (2028)~40 mldMetà della spesa sanitaria nazionale
Aumento programmato rispetto al 2024+~8 mldIntera spesa per l'università pubblica italiana
Quota pro capite difesa (2024)~530 €/anno~44 euro al mese per ogni italiano
Armi all'Ucraina (2022–2025)~0,8 mld/annoIn parte secretato, non rendicontato pubblicamente
Sussidi energetici post-sanzioni (2022)~30 mld (una tantum)Costo diretto pagato dal bilancio pubblico per compensare i rincari
Aumento del carrello della spesa (2021–2025)+25%Costo indiretto pagato da ogni famiglia italiana

Fonte: Ministero della Difesa — Documento Programmatico Pluriennale 2024–2026 · Corte dei Conti — Relazione sulla gestione finanziaria della difesa 2024 · Rapporto NATO Defence Expenditure 2024 · Stato Maggiore della Difesa, dichiarazione gen. Portolano 2026 · ISTAT — Rapporto prezzi al consumo 2025 · Governo italiano — Decreti caro-energia 2022

Il meccanismo

Come per le accise sui carburanti, la spesa militare viene finanziata con il prelievo automatico mensile. Non hai scelto quanto destinare. Non hai votato su questo. Non puoi ridurre la tua quota.

L'impegno al 2% del PIL non è un obbligo giuridico inderogabile: è un accordo politico intergovernativo, assunto senza passare per un voto parlamentare vincolante né per un dibattito pubblico. Le armi all'Ucraina sono in parte secretate per legge: il Parlamento ha autorizzato l'invio, ma i cittadini non possono sapere esattamente cosa è stato inviato né quanto è costato. Le sanzioni alla Russia, infine, hanno prodotto un'inflazione energetica i cui costi sono stati scaricati sulle famiglie — prima in bolletta, poi in parte compensati con sussidi pubblici, cioè ancora con le tue tasse.

Tre domande a cui hai diritto di risposta

  • Sapevi che ogni anno destini circa 530 euro della tua quota fiscale alla sola spesa militare? Nel 2028, con l'obiettivo NATO al 2% del PIL, quella cifra salirà a circa 660 euro.
  • Sai quanto sono davvero costate le armi inviate all'Ucraina? Il dato ufficiale è parziale: una quota rilevante rimane secretata e non compare in nessun documento accessibile ai cittadini.
  • Sei stato consultato sulle sanzioni alla Russia, sapendo che l'Italia era tra i paesi europei più esposti per dipendenza energetica? Il loro costo indiretto — inflazione, sussidi, sostituzione dei fornitori — ricade interamente su famiglie e contribuenti.

Per ogni voce. Per ogni euro. Per ogni scelta che ti riguarda.

Sei stato consultato? Hai potuto scegliere?

Se la risposta è no — e per 35 milioni di lavoratori dipendenti e pensionati la risposta è no — allora il problema non è questa o quella voce di spesa. Il problema è che paghi senza decidere.